#GipsotecaSMArt

In questo momento difficile in cui siamo costretti a casa a causa dell’emergenza Covid-19, la Gipsoteca di Arte Antica, in concerto con gli altri musei del Sistema Museale di Ateneo, aderisce all’appello del Ministero e alle campagne #irestoacasa #museichiusimuseiaperti, aprendo una finestra virtuale sulle sue collezioni e le sue attività. In questa sezione potete trovare video, immagini e contenuti scaricabii relativi a progetto #GipsotecaSMArt, che con le sue rubriche social vi terrà compagnia nelle prossime settimane. Seguite il progetto sul nostro sito e sulla pagina Facebook della Gipsoteca con l’hashtag ufficiale #GipsotecaSMArt 

Il progetto è ideato e curato da Chiara Tarantino (Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere) e Francesca Lemmi, con la collaborazione di Stefano Landucci (Sistema Museale di Ateneo)

Le nostre rubriche

Da sabato 4 aprile, la Gipsoteca terrà compagnia ai suoi follower con quattro nuove rubriche:
1. In poche parole: video dedicati alle sculture, ispirati dalle citazioni di autori classici
2. Originali e copie: brevi articoli e post sul rapporto tra i calchi della Gipsoteca e le statue da cui sono tratti
3. Quello che le statue non dicono: post per i più giovani con meme e fumetti
4. Trova la statua: un gioco social per famiglie che stimola osservazione, creatività e apprendimento informale

In poche parole

Dietro le bianche superfici delle statue della Gipsoteca si celano tante storie, storie che sono già state raccontate e storie ancora da raccontare.
Oggi vogliamo narrarvi in una nuova forma la vicenda di Laocoonte, e vogliamo farlo “In poche parole”, prendendo in prestito i versi di Virgilio accompagnati dalla voce narrante di Paolo Giommarelli. Buona visione!

Sistema Museale di Ateneo, Francesca Lemmi, Stefano Landucci – Civiltà e Forme del Sapere, Chiara Tarantino

Video Laocoonte

 

Chi visita la Gipsoteca non può che soffermarsi ad osservare la statua del satiro Marsia, che ci racconta una storia a più voci, dove si alternano tanti personaggi e sentimenti forti e contrastanti.
Con questo video abbiamo voluto raccontarvi di Marsia “In Poche Parole”, seguendo la narrazione di Igino e affidando l’epilogo a Ovidio, capace di addolcire le note strazianti della vicenda con un forte sentimento di rinascita. Ringraziamo le lettrici del Circolo LaAV di Pisa,Daniela Bertini e Chiara Aurora Gagliano, per aver gentilmente prestato le loro voci al racconto.

Sistema Museale di Ateneo, Francesca Lemmi, Stefano Landucci – Civiltà e Forme del Sapere, Chiara Tarantino

Video Marsia

Originali e copie

Il braccio di Laocoonte di Chiara Tarantino

Quando la statua del sacerdote troiano Laocoonte, stretto nell’abbraccio mortale di due serpenti marini insieme ai figli, fu rinvenuta a Roma nel 1506 non era integra: mancavano il braccio destro del padre, le braccia dei ragazzi e parte dei viluppi dei serpenti. Papa Giulio II acquistò la statua e gli artisti più famosi dell’epoca si cimentarono nel suggerire una sua ricostruzione realistica. Nel corso dei secoli, la statua originale è stata sottoposta a numerosi interventi di restauro e integrazione, interessati in particolare al braccio destro di Laocoonte e all’andamento dei serpenti. Nel 1906, lo studioso e mercante Ludwig Pollak trovò un braccio compatibile con quello della scultura, nella bottega di uno scalpellino romano; ci vollero decenni di studi e valutazioni per assicurarsi che il frammento fosse originale. Negli anni Sessanta il cosiddetto braccio Pollak fu sostituito all’arto ricostruito e tutte le altre integrazioni vennero rimosse: così appare oggi la statua esposta ai Musei Vaticani. Il calco della Gipsoteca è tratto dalla scultura dei Musei Vaticani prima che fossero rimosse le integrazioni, ma in una fase successiva è stata inserita la copia del braccio corretto.

Per saperne di più:

  • B. Andreae, Laocoonte e la fondazione di Roma, Milano 1989
  • G. Bejor (a cura di), Il Laocoonte dei Musei vaticani: 500 anni dalla scoperta, Milano 2007
  • F. Buranelli, P. Liverani, A. Nesselrath (a cura di), Laocoonte: alle origini dei Musei Vaticani, Roma 2006
  • F. Donati, La Gipsoteca di arte antica, Pisa 1999, pagg. 202-211 S. Settis, Laocoonte. Fama e stile, Roma 1999

 

Marsia, un satiro sorpreso di Chiara Tarantino

Nel V sec. a.C., il celebre scultore Mirone plasmò il bronzo per creare la statua del satiro Marsia, colto in ammirazione davanti allo strumento che Atena aveva prima inventato e poi gettato lontano, in preda alla rabbia.Si trattava di uno strumento a fiato simile al flauto dolce, l’aulos, a causa del quale la dea era stata pubblicamente derisa: nel suonarlo il viso si deformava dallo sforzo e, alla sua prima esibizione, gli dei non avevano saputo trattenere l’ilarità.

La scultura originale non è arrivata ai giorni nostri, ma abbiamo un’idea del suo aspetto grazie alle numerose copie marmoree che la riprodussero nel I sec. d.C.

La migliore di queste copie fu ritrovata all’inizio dell’Ottocento sull’Esquilino, ma non fu immediatamente ricollegata all’opera di Mirone, che allora era nota solo attraverso una menzione da parte dello scrittore romano Plinio il Vecchio. All’inizio, la posa del satiro, di cui non si erano conservati gli arti superiori, fu interpretata come danzante e la statua fu integrata con braccia e mani che suonano le nacchere.

Questa versione della statua dell’Esquilino è ancora apprezzabile nel calco della Gipsoteca, mentre dall’originale, esposto ai Musei Vaticani, in seguito sono state rimosse le integrazioni.

Per saperne di più:

G. Daltrop, Il gruppo mironiano di Atena e Marsia nei Musei Vaticani, Città del Vaticano 1980

F. Donati, La Gipsoteca di arte antica, Pisa 1999, pagg. 161-163

C. Tarantino, Sacred. Ripensare l’arte antica, Pisa 2019, pagg. 14-17

C. Tarantino, Plinio, Pausania e un modello di Marsia. Riflessioni da una kylix del Museo Archeologico NazionaleTarquiniese in Agoge. Atti della Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Pisa, XIV-XV (2017-2018), Pisa 2020, in fase di stampa

A. Weis, Marsyas I in LIMC – LexiconIconographicumMythologiaeClassicae, Verlag, Zurigo-Monaco 1992, pagg. 366-378

 

Armodio e Aristogitone, che uccisero il tiranno di Chiara Tarantino

Le statue degli ateniesi Armodio e Aristogitone esposte in Gipsoteca sono un calco in gesso del gruppo statuario dei Tirannicidi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Le sculture di Napoli, a loro volta, derivano da un’opera in bronzo degli artisti greci Crizio e Nesiote, dedicata nel 477 a.C. dal popolo di Atene agli eroi che pochi anni prima (nel 514) avevano ucciso il tiranno Ipparco.Possiamo solo immaginare il gruppo statuario originale, perduto,grazie alla sua rappresentazione pittorica sulla ceramica e alle copie romane. Purtroppo, nessuna copia è completa e quella di Napoli, la migliore, è ampiamente integrata con la ricostruzione di braccia e parte delle gambe.

Fortunatamente è stata ritrovata,però,una parte dell’iscrizione dedicatoria che era incisa sulla base del monumento, eretto nell’agorà di Atene: “una grande luce sorse per gli ateniesi quando Armodio e Aristogitone uccisero Ipparco, liberando la patria dalla tirannia”. L’iscrizione è esposta al Museo dell’agorà di Atene.

Per saperne di più:

V. Azoulay, The tyrant-slayers of ancientAthens: a tale of twostatues, New York 2017

S. Brunnsäker, The Tyrant-Slayers of Krition and Nesiotes, s.l.s.ed. 1955

F. Donati, La Gipsoteca di arte antica, Pisa 1999, pagg. 153-156

M. W. Taylor, The TyrantSlayers: the heroic image in fifthcentury B.C. Athenian art and politics, Salem 1991

C. Tarantino, Sacred. Ripensare l’arte antica, Pisa 2019, pagg. 24-27

 

Com’era il vero Discobolo? di Chiara Tarantino

Il Discobolo è una delle opere d’arte antica più famose, ma lo conosciamo davvero?

Tutti noi abbiamo in mente la posa di questo atleta di marmo, ma della statua scolpita da Mirone di Eleutere nel V sec. a.C. non sappiamo con precisione molto di più, perché l’originale è perduto.

È stato possibile riconoscerne copie romane grazie alla descrizione lasciata dallo scrittoregreco Luciano (II sec. d.C.): “il discobolo è rappresentato nell’attitudine raccolta del lancio; la testa rivolta verso la mano che tiene il disco, e inclinata in modo da rialzarsi di scatto”.

Le copie sono numerose e ben conservate, ma diverse tra loro: la posa del corpo è simile, ma cambiano la posizione della testa, il volto, la pettinatura, la resa dei muscoli. Le differenze appaiono quanto mai marcate se le si osserva da vicino e magari una accanto all’altra, come nel Museo nazionale romano di Palazzo Massimo, in cui due tra le copie migliori sono esposte affiancate.

La versione della Gipsoteca è un esperimento, composto dai calchi di porzioni di statua provenienti da copie diverse.

Per saperne di più:

A. Anguissola, Fama, tema, forma: momenti della fortuna antica e moderna del “Discobolo” di Mirone in Prospettiva, 128 (2007), pagg. 26-42

A. Anguissola –S. Settis (a cura di)Serial/Portable Classic, Milano 2015

J. Boardman, GreekSculptures. The ClassicalPeriod, London 1991, pag. 80

F. Donati, La Gipsoteca di arte antica, Pisa 1999, pagg. 333-335

 

Quello che le statue non dicono

Trova la statua

Smart&Sacred di Andrea De Ranieri

 

 

 

Visita in LIS (Lingua dei Segli Italiana)

Visita in LIS della Gipsoteca di Arte Antica sul Canale YouTube del Sistema Museale di Ateneo.